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Evoluzioni della robotica educativa

In seguito alle ultime novità presentate al CES 2017 in questi giorni leggo e ascolto con maggiore frequenza che i robot sostituiranno nei prossimi anni parte dei lavori dell'uomo. Un ulteriore campanello d'allarme è stato suonato di recente dall'ONU attraverso il report dell'Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo.

Nel report si legge che "bisogna riabbracciare i sistemi educativi in modo da creare le competenze manageriali e professionali necessarie a lavorare con le nuove tecnologie".

Ma la scuola italiana cosa sta facendo?

Per pura passione insegno robotica educativa nei laboratori pomeridiani in una scuola media della provincia di Prato dove svolgo la mia professione di insegnante di Matematica e Scienze e mi piacerebbe rispondere a questa domanda.

La direttiva del MIUR N.93 del dicembre 2009 indica la “robotica educativa” come priorità della scuola italiana in tema di ampliamento dell’offerta formativa. Gli insegnanti hanno così uno strumento didattico che permette una didattica attiva, di stampo costruttivista, in cui l’apprendimento è stimolato e motivato dal “fare” a differenza dell’immaterialità del computer.

Di recente inoltre, con avviso pubblicato gli ultimi mesi del 2016 e ancora in fase di selezione, il MIUR si propone di selezionare 25 curricoli digitali (4 rivolti all'area tematica STEM) messi a disposizione di tutto il sistema scolastico per lo sviluppo di competenze digitali. I 4 curricoli dell'area STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) abbracciano competenze di Making (conoscenza attraverso il "fare" quindi anche stampa 3D), Internet of Everything (programmare e utilizzare oggetti fisici connessi), Robotica (prototipazione e programmazione di un robot). Ecco dunque che, con lo sviluppo del PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale), sembra che si muova qualcosa.

Grazie alle sempre più numerose soluzioni educativo-didattiche sviluppatisi in questi ultimi anni, la robotica educativa si sta sviluppando in maniera considerevole anche nelle scuole del primo ciclo. Si pensi ad esempio a Lego, Clementoni, Meccano ... che hanno realizzato kit/robot che mirano allo sviluppo del pensiero computazionale e a un apprendimento basato sul fare: chi "gioca" è posto al centro di un processo educativo come costruttore del suo apprendimento, l'insegnante invece assume un nuovo ruolo con lo scopo di guidare la scoperta.

Di recente però, oltre all'adozione delle soluzioni educative sopra citate, si sta sviluppando nelle scuole la pratica della robotica educativo-creativa: alunni e alunne non utilizzano i robot forniti dalle aziende ma, attraverso un processo di tinkering, sviluppano soluzioni personali realizzando i robot più congeniali alla propria attività o ricerca. Questo è possibile grazie a due soluzioni di cui ultimamente si stanno fornendo le scuole: la stampante 3D e la piattaforma Arduino. Con la stampante 3D è possibile dar vita a artefatti di ogni forma e misura in breve tempo ma è grazie alla utilissima piattaforma Arduino che si possono programmare e gestire tali prodotti. Mi permetto di aggiungere che la diffusione di Arduino nelle scuole medie è dovuta anche allo sviluppo di software con programmazione visuale (simili a Scratch) che permettono, in maniera chiara e semplice, la programmazione dei componenti di base abbandonando, almeno per il momento, la programmazione in C piuttosto complessa per la scuola secondaria di primo grado.

Per esperienza personale alunni e alunne in un triennio, o meglio ancora in un curricolo verticale di robotica educativa (5-14 anni), sono in grado di creare artefatti personalizzati; sono così pronti per affrontare una scuola superiore in cui approfondiranno tali esperienze.

Basterà come risposta all'ONU?