La tecnologia è la lingua che tutti sappiamo parlare, ma che non sappiamo ancora scrivere

A+ A A-

Didattica digitale inclusiva

Ieri, sabato 5 marzo, ho partecipato al seminario sulla didattica digitale inclusiva organizzato dall'AID. Il mio intervento, previsto nella sezione docenti a confronto - esperienze di didattica inclusiva nelle scuole pratesi, focalizzava sul curricolo verticale di robotica educativa che il mio Istituto ha messo in atto da quest'anno. Vorrei proporre alcune osservazioni in merito citando via via i vari relatori.

La robotica educativa è un approccio nuovo all'insegnamento che si serve dei robot per migliorare l'apprendimento degli alunni (progettazione, costruzione, programmazione ed uso di robot educativi). Il nostro Istituto ha deciso di sperimetare tale curricolo per due motivi fondamentali.

1. È stato stimato che circa 8 bambini su 10 che frequentano oggi la scuola primaria faranno in futuro un lavoro che ancora non esiste. La scuola è chiamata a rispondere a questi mutamenti, rendendo i ragazzi di oggi capaci di adattarsi alla società e al mercato del lavoro in cui si muoveranno domani, non solo dando loro competenze specifiche per lavorare in questo campo ma soprattutto creando la forma mentis che permetta loro di adattarsi a un mondo del lavoro in continuo mutamento.

2. La seconda motivazione è di tipo educativo-didattico. La robotica porta lo studente al centro del processo di creazione della conoscenza, obbligandolo a mettersi in gioco, a “fare” anziché subire passivamente una lezione. Il ricordo esperienziale che si viene così a creare è chiaramente molto più difficile da dimenticare di una spiegazione teorica veicolata tramite la classica lezione frontale: i ragazzi lavorano con materiali concreti che avvicinano la conoscenza alla realtà si crea quindi una interattività digitale-reale (dott. Armellini).

La robotica implica sempre delle attività pratiche, che portino poi all’acquisizione conseguenziale di nozioni teoriche complesse portando i ragazzi a interrogarsi sistematicamente sulla realtà, osservandone i fenomeni, facendo ipotesi e creando delle soluzioni concrete a problemi ispirati alla vita reale; permette dunque di imparare facendo e coinvolgendo in una vera e propria comunità di apprendimento in cui l'apprendimento diventa cooperativo ed autocorrettivo. Secondo tali considerazioni la robotica è un approccio altamente inclusivo.

In letteratura ci sono studi sulla robotica inclusiva in particolare sulla dispersione scolastica e sull'autismo. Tali studi potrebbero essere riportati anche sul territorio pratese considerando che Prato è la provincia toscana con il più alto tasso percentuale di dispersione scolastica (Assessore Istuzione Prof.ssa Ciambellotti). Prato è anche una provincia multietnica con frequenti arrivi di stranieri e quindi di alunni anche ad anno scolastico in corso. La robotica, per la forte caratteristica inclusiva che ha, potrebbe essere di grande aiuto anche agli alunni che non parlano italiano ma che vogliono partecipare alle attività di classe.

Alla base della didattica digitale, compito della scuola è quello di comunicare con gli alunni tenendo conto dei diversi stili cognitivi sviluppando una comunicazione multimodale considerando il linguaggio verbale, iconico, uditivo e cinestetico (dott. Cafaro). E' necessario, pertanto, stimolare quante più forme di intelligenza possibili (dott. Biondi) cercando di intercettare lo stile di apprensidmento più appropriato di ciascun allievo (si ricordi la teoria delle 7 intelligenze multiple di Gardner).

L'uso delle tecnogie multimediali (più mezzi di comunicazione per lo stesso contenuto) ha offerto, offre ed offrirà ai docenti importanti occasioni di stimolazioni multiple, favorendo l'apprendimento di allievi con qualsiasi profilo intellettivo e attitudinale.

In quest'ottica sono da considerare positivi gli interventi economici che il Comune di Prato e il Governo (PNSD) stanno mettendo in atto (Assessore ai Sistemi formativi e innovazione tecnologica Squittieri - dott. Scancarello MIUR) per dare la possibilità a noi insegnanti di avere i giusti mezzi ed applicare le strategie opportune per comunicare, con un linguaggio comune, ai nostri ragazzi.

Tagged under: didattica inclusiva,